Il battito del nostro cuore è il ritmo della vita. Senza questo organo che pompa sangue nelle vene e nelle arterie, distribuendolo a tutte le parti del nostro corpo, irrorando organi, muscoli, tessuti, non potremmo sopravvivere.
Quando siamo spaventati, abbiamo il cuore in gola oppure sentiamo ghiacciarsi il cuore. Quando siamo emozionati o felici per qualcosa, abbiamo il cuore a mille. Quando soffriamo in modo intenso, magari per una perdita o perché siamo stati lasciati dal partner, diciamo che ci si spezza il cuore, che ci si stringe il cuore, che moriamo di crepacuore. In tutte queste espressioni, entrate nel linguaggio comune e popolare, emerge l’importanza che diamo all’organo cardiaco, simbolo e fonte di vitalità.
Tutte queste espressioni non sono casuali né tantomeno astratte.
Sono il mezzo, semplice e diretto, con cui descriviamo qualcosa che accade realmente dentro di noi.
Le emozioni che sperimentiamo, i pensieri, le preoccupazioni, le paure e il carico di stress che portano con sé, possono avere effetti reali sul nostro cuore e sul sistema cardio-circolatorio in genere.
Sono quelli che chiamiamo disturbi psicosomatici a carico dell’apparato cardio-circolatorio.
Corpo e mente in costante comunicazione: i disturbi psicosomatici
Cosa sono i disturbi psicosomatici?
Sono una serie di disturbi fisici che hanno la loro origine nella nostra psiche. Sono la risposta fisica, concreta, corporea a un disagio emotivo e psicologico.
Anche se, ancora oggi, qualcuno crede che chi soffre di disturbi psicosomatici sia una sorta di malato immaginario, che inventa dolori e fastidi, in realtà stiamo parlando di vere e proprie malattie, capaci di danneggiare l’organismo.
Il fatto è che il nostro corpo (soma) e la nostra mente (psiche) non sono due entità distinte e separate, che viaggiano su binari paralleli che non si incontrano mai. Sono parti di una stessa unità. Corpo e mente sono in contatto costante, comunicano tra loro attraverso una serie di segnali. E sono in grado di influenzarsi e condizionarsi a vicenda, nel bene e nel male.
Quando dentro di noi qualcosa non va, quando reprimiamo le emozioni, quando sopportiamo per troppo tempo un carico di stress eccessivo, tutto questo si scarica sul corpo che segnala il problema.
Improvvisi e costanti mal di testa, bruciori di stomaco e difficoltà digestive, prurito… questi sono soltanto alcuni dei sintomi che possono manifestarsi e che sono come dei campanelli d’allarme, le spie di un disagio più profondo che alberga dentro di noi e che dovrebbe essere indagato e risolto.
Iper-attivazione del sistema nervoso autonomo e disturbi psicosomatici
Più nello specifico, i disturbi psicosomatici hanno a che vedere con il funzionamento del sistema nervoso autonomo (o sistema simpatico). Quando siamo sottoposti a un particolare stimolo esterno che innesca in noi emozioni come la rabbia o la paura, il sistema nervoso autonomo viene sottoposto a una sollecitazione che lo induce ad mettere in azione dei meccanismi di risposta. Tali meccanismi funzionano attraverso l’attivazione del sistema endocrino, neuromuscolare e immunitario che determinano una serie di alterazioni fisiologiche, atte a predisporci a una reazione rispetto allo stimolo.
Nel caso della rabbia, assistiamo a una serie di modificazioni corporee che ci mettono in condizioni di agire: aumenta la frequenza cardiaca, il respiro si fa accelerato, i muscoli si gonfiano e tendono.
Quando ci teniamo tutto dentro, quando non riusciamo a esprimere emozioni di cui ci vergogniamo o che non siamo in grado di gestire appieno (la rabbia, la tristezza, la frustrazione) non riusciamo a scaricare la tensione e l’energia che sono associate a questi stati.
La conseguenza è che il sistema nervoso autonomo viene continuamente sollecitato e si trova in uno stato di iper-attivazione perenne, come se ci fosse sempre un’emergenza in corso. L’organismo non è in grado di sopportare tutto questo e perciò possono manifestarsi i disturbi psicosomatici, che coinvolgono spesso gli organi più deboli.
Chi è predisposto a somatizzare a livello cardiaco?
Anche il cuore può essere un organo bersaglio dei disturbi psicosomatici. Le malattie psicosomatiche a carico dell’apparato cardiocircolatorio solitamente sono connesse a più fattori concomitanti, tra i quali si segnala una certa vulnerabilità del soggetto, legata a una predisposizione genetica.
Chi è maggiormente soggetto a somatizzare a livello cardiaco?
Gli studi indicano che gli individui con un certo quadro di personalità hanno una maggior probabilità di essere affetti da disturbi psicosomatici di tipo cardiaco. Parliamo di soggetti che dimostrano un atteggiamento molto ambizioso, che puntano in alto, spingono sempre di più, senza concedersi pause o tentennamenti. Efficienti fino al limite estremo, perfezionisti, assertivi, tendono a ignorare i segnali emotivi e le tensioni, a non ammettere la stanchezza e quindi a sovraccaricarsi di lavoro e impegni, sottoponendosi a stress eccessivi e a un affaticamento fuori misura.
Qualsiasi contrattempo, imprevisto o inconveniente che altera la sua rigida routine, scardinando il piano prestabilito, genera sentimenti di angoscia, ansia e forte nervosismo.
Il tratto saliente di questo tipo di personalità è il controllo estremo sui propri sentimenti. È come se soggetti simili vivessero un conflitto insanabile tra la testa (parte razionale) e il cuore (parte emotiva). Non riescono a lasciarsi andare alle proprie pulsioni ed emozioni, tendono a frenarle o anche a nasconderle e negarle a sé stessi. Questo tipo di dinamica coinvolge anche i rapporti affettivi e sentimentali.
Lo stress, l’ansia e i disturbi cardiaci
Naturalmente, lo stress ha un ruolo preponderante e centrale e ha un legame profondo con le patologie cardiache di tipo psicosomatico. Eventi esterni particolarmente traumatici o stressanti come un lutto, un divorzio, la perdita del lavoro, il fallimento personale e professionale generano emozioni dirompenti.
E il cuore poi ci chiede il conto.
Lo stress, infatti, aumenta il ritmo cardiaco, spinge con forza le pulsazioni perché, in quei momenti, abbiamo bisogno di più sangue e maggiori energie per affrontare lo stressor, cioè l’evento stressante.
Tachicardia, fibrillazioni, aritmie e altre problematiche cardiache hanno a che fare con la nostra incapacità di gestire ed esprimere i nostri stati emotivi, con il fatto che schiacciamo i nostri istinti e impediamo a noi stessi di vivere in modo più autentico.
Anche l’ansia ha effetti devastanti sul nostro sistema cardio-circolatorio. Chi soffre di ansia, è maggiormente a rischio di sviluppare coaguli del sangue e quindi trombosi, che possono portare anche all’occlusione delle arterie coronarie e quindi all’infarto.
Non dimentichiamo che, nonostante un forte impegno in ambito di prevenzione e sensibilizzazione, le malattie cardiache sono attualmente la prima causa di morte in Italia e nel mondo.
Mantenere un cuore più sano
Invece di logorarci e farci trascinare del turbine vorticoso di una quotidianità che ci porta a correre sempre, senza soffermarci mai su noi stessi, dovremmo imparare a rallentare, ad ascoltarci, a capire di cosa abbiamo davvero bisogno per stare bene.
Ecco qualche consiglio per prendersi cura del proprio cuore, anche e soprattutto dal punto di vista psicologico:
- Regola numero 1: ascolta il tuo cuore, il suo battito più lento o più accelerato, le deviazioni rispetto alla normale scansione. I sintomi psicosomatici a carico dell’organo cardiaco rappresenta un segnale d’allarme, un modo attraverso il quale il nostro corpo ci invia un messaggio rispetto al nostro stato di salute interiore. Per questo dovremmo prestare loro attenzione.
- In secondo luogo, prova ad allentare la presa, trovando un ritmo che si adatti a te. Costringerci ad andare sempre di corsa, senza fermarci mai, vivendo la vita come un impegno costante, senza entusiasmo e coinvolgimento emotivo, alla lunga logora il nostro cuore. Gli schemi troppo rigidi sono gabbie. Cerca di essere più flessibile, accetta l’imprevisto e il rischio
- Lavorare su sé stessi e le proprie emozioni attraverso un percorso di psicoterapia. Il dottor Simone Ordine, esperto in disturbi psicosomatici e responsabile del centro di psicoterapia Roma Prati offre un servizio di psicoterapia individuale per pazienti con somatizzazioni. Quando avverti un disagio, non ignorarlo. Pensare alla propria salute emotiva e psichica non è affatto secondario. Corpo e mente funzionano insieme e per vivere bene è necessario prendersi cura di entrambi.
